Da uno spazio bianco

for orchestra
2.2.2.2 | 2.2.2.1 | 1 | hp | strings (10.10.8.6.4)
2009 | duration: 9′

Notes
Honourable mention at Gaudeamus Prize 2010
Published by Donemus | D 12274


Performances
15.10.2009 Orchestra del Conservatorio di Firenze, Paolo Ponziano Ciardi conductor, Conservatorio di Firenze
11.9.2010 Holland Symfonia, Hans Leenders conductor, Gaudeamus Music Week, Amsterdam

Audio
Recorded live in Amsterdam 11.9.2010 Gaudeamus Musikweek, Holland Symfonia, Hans Leenders conductor

Recorded live in Florence 15.10.2009 | Orchestra del Conservatorio di Firenze, Paolo Ponziano Ciardi conductor

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Program note (ENG/ITA/NL)

Writing is bridging a gap between the intimacy of imagination and the concrete physical gestures of the performers. This bridge is made of signs, union of sound and thought. In “Da uno spazio bianco” I tried to observe from a great distance intimate and small gestures, often close to noise and silence. The challenge was to bring them to life in an orchestral context while preserving their light and transparency.
Sound can contain memories and allusions and can also be just an acoustic event. “Da uno spazio bianco” attempts to locate itself at the boundary between these two opposite poles, in a grey area which is at the same time ambiguous and fertile.
The title means “from a white space” and can be intended as a provenance but also as an observation post.

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La scrittura è una pratica che si muove tra intimità e distanza: a un atteggiamento di ascolto e raccoglimento corrisponde l’esteriorità della partitura e la consistenza del pezzo come oggetto fi­nito, elenco di istruzioni per i musicisti.
Così scrivere porta ogni volta a costruire un ponte tra la soggettività del proprio ascolto e la concretezza fisica dei gesti di chi suona. Gli interpreti e con loro il pubblico ogni volta ripercorro­no quel ponte fatto di segni, unione di suono e di pensiero.
L’orchestra è uno strumento con un suo peso e una sua oggettività imponenti: scrivere Da uno spazio bianco è stato costruire un ponte più lungo, un lavoro per conquistare una distanza maggiore che mi permettesse di guardare da lontano suoni intimi ed esili, spesso prossimi al rumore e al si­lenzio, e di portarli in un contesto orchestrale cercando di mantenerne la luce e la trasparenza. Gli oggetti sonori sono costruiti attraverso la moltiplicazione e la stratificazione di gesti il più possibile semplici e scarni.

In Da uno spazio bianco il suono è pensato come appartenente a due mondi in contrasto: il suo­no come fenomeno linguistico con una sua storia e in cui sono possibili la memoria e l’allusione, e il suono come evento acustico. Questo pezzo non vive del contrasto tra due estremi, ma del tenta­tivo di muoversi nel loro territorio di confine, ambiguo e fertile. Un percorso che attraversa tempi dell’ascolto diversi, alcuni sospesi e senza una direzione, altri in cui è presente una intenzionalità più chiara e determinata. Il titolo indica allo stesso tempo una provenienza e un punto di osservazione.

Un esempio: nella seconda parte, dopo l’unico vero forte di tutti, ripartendo dal nulla l’orche­stra, grazie all’accumulazione graduale negli archi di gesti consueti ma posti in un contesto che li priva del loro tradizionale senso espressivo, raggiunge una pienezza di suono e di articolazione da cui, nel finale, emerge la presenza nuda del solo quintetto d’archi con l’arpa. L’intervento di un preciso contesto cameristico è una lente di ingrandimento attraverso cui guardare sotto una nuova luce quello che dal punto di vista della massa sonora non è che un residuo costretto nell’ambito angusto di una seconda maggiore e dei suoi riflessi.

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Schrijven is het overbruggen van de kloof tussen de intimiteit van de verbeelding en de concrete fysieke gebaren van de uitvoerders. Deze brug wordt gemaakt met tekens, is een eenheid van geluid en gedachte. In Da uno spazio bianco probeerde ik intieme en kleine gebaren vanaf een grote afstand waar te nemen, vaak dicht bij geruis en stilte.
De uitdaging was ze in een orkestrale context tot leven te brengen met behoud van hun lichtheid en transparantie. Geluid kan herinneringen en toespelingen bevatten maar kan ook gewoon een akoestische gebeurtenis zijn. Da uno spazio bianco probeert tussen deze twee polen een plaats te vinden in een grijs gebied dat tegelijk ambigu en vruchtbaar is.
De titel betekent: ‘vanuit een witte ruimte’ die kan opgevat worden als een vertrekpunt maar ook als observatiepunt.

[October 2009]

One thought on “Da uno spazio bianco

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